giovedì 31 marzo 2016

Quanto Mrs.Elizabeth Arden ha ragione?


 
“La ripetizione crea reputazione e la reputazione crea clienti.Cit. Elizabeth Arden

Siete d’accordo con Elizabeth Arden. Io non del tutto, e vi spiego il perché.

Questa frase spesso è ripetuta nelle lezioni universitarie di marketing, e contiene nel legame “ripetizione 
crea reputazione” un problema di fondo.

Ripetizione, ripetizione e ripetizione.

Fa pensare ad un insieme di persone che è lì, ferma ad aspettare che gli venga ripetuto il nome di un brand e che appena ascoltato quattro, cinque sei volte corra a comprarlo. Ma è una visione troppo riduttiva. La reputazione è la considerazione, è la stima che un’azienda ha nella società in cui vive, quindi per ridurre lo spreco di budget destinato alla comunicazione e per migliorarne l’efficacia occorre fare attenzione a che tipo di considerazione e stima creiamo.

Ma il consumatore non è razionale, acquista sulla base di impulsi, e le pubblicità lo stimolano. Il consumatore dopo aver visto una pubblicità dice: Questo è quello di cui ho bisogno, lo compro”.

 Ok, il consumatore non è razionale, ma questo non deve portare noi “esperti” di marketing a sottovalutarne le capacità di pensiero. Il consumatore post moderno è più attento rispetto al passato, ha maggiori informazioni e ricerca il meglio negli acquisti che fa, aggiungendo alla dimensione edonistica quel po’ di cognitività che non guasta. Altro aspetto da non sottovalutare è la rete che i consumatori formano legandosi gli uni con gli altri. Si vende alla rete, e i singoli trovano nella rete la causa dell’acquisto e ne riversano l’effetto. Sicuramente la ripetizione ha degli aspetti positivi, spesso infatti basta far parlare di sé, non importa come. In alcuni casi le pubblicità diventano addirittura noiose, provocano sensazioni negative in chi le ascolta.

Ripetere un messaggio fa entrare il brand nella mente del consumatore ma l’obiettivo delle aziende non è 
semplicemente l’acquisto , ma far si che questo venga ripetuto piu volte nel tempo.

Qualità.

Ecco, questa è la caratteristica che qualsiasi azienda deve perseguire. Senza la qualità, non puoi aspettarti di crearti la giusta reputazione. È necessario un orientamento generale verso la qualità del prodotto e del servizio offerto,  in tal modo saranno i clienti stessi a diventare il mezzo  di comunicazione dei brand. Il passaparola farà il suo, e la reputazione sarà sempre più solida.

Qualità.

Intesa come assenza di aspetti negativi e soddisfazione massima del consumatore. Lasciare un ricordo positivo dell’esperienza di consumo, un ricordo che ad ogni acquisto successivo prenda vita e bussi alla coscienza del potenziale acquirente, e lo spinga a ripetere la scelta già compiuta in passato.

Un ricordo vivente che prenda energia dalla ripetizione e dalla qualità e dà forma alla reputazione del brand.

Quindi la definizione di Elizabeth Arden ha bisogno nel mondo attuale di una modifica.
È più utile affermare che la reputazione è figlia del legame tra ripetizione del messaggio è qualità del prodotto, e solo questo legame crea una base di clienti.

Dare consistenza a ciò che comunichiamo.


Questo deve essere il nostro obiettivo, dare al marketing la concretezza positiva che merita.



E voi, cosa ne pensate?
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