“La ripetizione crea reputazione e la reputazione crea clienti.” Cit. Elizabeth Arden
Siete
d’accordo con Elizabeth Arden. Io non del tutto, e vi spiego il
perché.
Questa
frase spesso è ripetuta nelle lezioni universitarie di
marketing, e contiene nel legame “ripetizione
crea
reputazione” un problema di fondo.
Ripetizione,
ripetizione e ripetizione.
Fa
pensare ad un insieme di persone che è lì, ferma ad
aspettare che gli venga ripetuto il nome di un brand e che appena
ascoltato quattro, cinque sei volte corra a comprarlo. Ma è una
visione troppo riduttiva. La reputazione è la
considerazione, è la stima che un’azienda ha nella società in
cui vive, quindi per ridurre lo spreco di budget destinato alla
comunicazione e per migliorarne l’efficacia occorre fare attenzione
a che tipo di considerazione e stima creiamo.
“Ma
il consumatore non è razionale, acquista sulla base di impulsi, e le
pubblicità lo stimolano. Il consumatore dopo aver visto una
pubblicità dice: Questo è quello di cui ho bisogno, lo compro”.
Ok,
il consumatore non è razionale, ma questo non deve portare
noi “esperti” di marketing a sottovalutarne le
capacità di pensiero. Il consumatore post moderno è più
attento rispetto al passato, ha maggiori informazioni e ricerca il
meglio negli acquisti che fa, aggiungendo alla dimensione edonistica
quel po’ di cognitività che non guasta. Altro aspetto da non
sottovalutare è la rete che i consumatori formano legandosi gli uni
con gli altri. Si vende alla rete, e i singoli trovano nella rete la
causa dell’acquisto e ne riversano l’effetto. Sicuramente la
ripetizione ha degli aspetti positivi, spesso infatti basta far
parlare di sé, non importa come. In alcuni casi le pubblicità
diventano addirittura noiose, provocano sensazioni negative in chi le
ascolta.
Ripetere
un messaggio fa entrare il brand nella mente del consumatore ma
l’obiettivo delle aziende non è
semplicemente
l’acquisto , ma far si che questo venga ripetuto piu volte nel
tempo.
Qualità.
Ecco,
questa è la caratteristica che qualsiasi azienda deve perseguire.
Senza la qualità, non puoi aspettarti di crearti la giusta
reputazione. È necessario un orientamento generale verso la qualità
del prodotto e del servizio offerto, in tal modo saranno i
clienti stessi a diventare il mezzo di comunicazione dei brand.
Il passaparola farà il suo, e la reputazione sarà sempre più
solida.
Qualità.
Intesa
come assenza di aspetti negativi e soddisfazione massima del
consumatore. Lasciare un ricordo positivo dell’esperienza di
consumo, un ricordo che ad ogni acquisto successivo prenda vita e
bussi alla coscienza del potenziale acquirente, e lo spinga a
ripetere la scelta già compiuta in passato.
Un
ricordo vivente che prenda energia dalla ripetizione e dalla qualità
e dà forma alla reputazione del brand.
Quindi
la definizione di Elizabeth Arden ha bisogno nel mondo attuale di una
modifica.
È
più utile affermare che la reputazione è figlia del legame tra
ripetizione del messaggio è qualità del prodotto, e solo questo
legame crea una base di clienti.
Dare
consistenza a ciò che comunichiamo.
Questo
deve essere il nostro obiettivo, dare al marketing la concretezza
positiva che merita.
E
voi, cosa ne pensate?
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